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lunedì 25 luglio 2011

La Bara - The Coffin, di Ekachai Uekrongtham (Thailandia 2008)

Trama: Seguendo un antico rituale thailandese per scacciare le negatività, un uomo ed una donna prendono parte ad un funerale "per vivi". Le conseguenze saranno terribili.



Nonostante mi interesso di cinema horror da anni, ancora non ho ben capito come cacchio ragionano i dirigenti delle case/filiali di distribuzione cinematografiche italiane. Come si può importare dall'estero (e nemmeno dagli USA o dal Regno Unito, ma dalla Thailandia!) una porcheria come La Bara? E poi si lamentano dei flop nelle vendite minacciando di tassare i biglietti del cinema... e ci credo!
Stendiamo un velo pietoso sulla questione ed esaminiamo, per quanto possibile, questa letale accozzaglia di scene morte.

La Bar(B)a (Spoiler & Boring Edition)

La storia de La Bara poggia tutta su un famoso rito antico thailandese, ovvero la pratica di piazzarsi vivi in una bara e di farsi celebrare il funerale onde ingannare la morte. Un uomo felicemente fidanzato con una ragazza sempre in bilico tra il coma e la veglia ed una donna col cancro in procinto di sposarsi parteciperanno ad uno di questi eventi ma, come è facile immaginare, vivranno esperienze da "casi umani". Ah, sia chiaro, per rendere tutto più confuso, i due protagonisti non si conoscono affatto, sicché salteremo in continuazione dall'uno all'altra, da babbeo a babbea (e Ekachai Uekrongtham non è certo un regista famoso per le sue qualità... no, scusate, non è famoso e basta).
I due personaggi principali vivono, durante il rito, una specie di "esperienza di pre-morte", dopodiché... provate ad indovinare, non è difficile! Sì, esatto, cominceranno a vedere fantasmi e blablabla. Poi ci saranno chiacchiere assortite, ridicoli tentativi di spaventare lo spettatore, l'incontro tra i due protagonisti (e capiremo come, in realtà, le loro esperienze siano ambientate in periodi temporali diversi), qualche sequenza pseudo-onirica molto confusa e titoli di coda. Non è uno scherzo, il film è tutto qui.


Proverò ora a ridescrivere La Bara spacciando per interessanti alcuni passaggi.
Dopo il rito, la fidanzata del ragazzo cadrà meno spesso in coma, ma la coppia comincerà ad avere temibili visioni riguardanti una misteriosa donna che, per qualche oscura ragione, continuerà a tormentarli. La protagonista femminile, invece, guarirà misteriosamente dal cancro e rivedrà il suo futuro marito; dopo circa cinque secondi dall'incontro, un'amica le comunica che il promesso sposino in realtà è appena morto in un incidente. La giovane Einstein capisce così di avere a che fare con un fantasma e, dopo inutili lungaggini, contatta l'unico essere vivente in grado di aiutarla: il protagonista maschile. Ed ora, attenzione al colpo di scena: i personaggi principali non hanno vissuto le loro esperienze parallelamente, ma in due periodi temporali differenti. Wow. Si passa all'ultimo tentativo di "esorcismo dal maleficio" (anche questo narrato "in contemporanea" ma svoltosi in momenti diversi) ed ad alcuni conseguenti passaggi onirici. Nuovo colpo di scena: la donna che perseguitava il protagonista altri non era che la sua ex morta in un incendio, e lui LO HA SEMPRE SAPUTO. The End.

Una Bara Soporifera

Davvero incredibile, sono riuscito senza fatica ad includere, in pochissime righe, quasi tutti i contenuti de La Bara. Due volte. Questo per dimostrarvi come, in realtà, il film sia un cortometraggio diluito ed esteso a ben 86 minuti di pura noia. Credetemi, è molto più avvincente e spaventoso un monologo di Topo Gigio in pigiama. Per tenere gli spettatori incollati alle sedie, il buon regista/sceneggiatore Uekrongtham (se fossi in lui, cambierei nome alle anagrafe) ha optato per una drastica soluzione: addormentarli.
A parte gli scherzi, La Bara non è che un insieme di dialoghi poco interessanti, intervallati da fiacchissimi momenti di orrore caratterizzati dalla comparsa di un paio di spettri per nulla inquietanti. Come tutti sapranno (seh, come no), le case di produzione thailandesi (e quelle filippine) da anni a questa parte continuano a sfornare una miriade di spudoratissime pellicole-clone dei celebri The Ring e The Grudge (con dovute eccezioni come, ad esempio, i due eccellenti Phobia); da questo punto di vista, La Bara si distacca non di poco dagli altri horror locali, ma non credo che, in questo caso, si possa parlare di un'evoluzione o di un "passo in avanti" del cinema made in Taiwan. Al massimo, di un passo verso il letto.
Da segnalare l'uso maniacale del blu in qualunque scena del film: tende blu, muri blu, paesaggi blu, erba blu, persone blu, fantasmi blu, TUTTO DANNATAMENTE BLU! Forse la storia si svolge sott'acqua ma, se così fosse, il regista avrebbe dovuto avvertirci in qualche modo con, non so, il passaggio di un cavalluccio marino. Pazzesco, semplicemente pazzesco.


Forse sono stato un po' troppo drastico. Ma sì, in fondo non è affatto male come film. Anzi, sapete che vi dico? La Bara è un nuovo punto di riferimento per il cinema horror! Diciamo che:

  • Se ci fosse una trama avvincente e coinvolgente
  • Se ci fosse almeno una trama
  • Se i protagonisti avessero una caratterizzazione degna di questo nome e non fossero dei bambolotti statici monoespressivi
  • Se ci fosse un po' di azione
  • Se ci fosse qualche momento teso
  • Se ci fosse qualche elemento horror funzionale
  • Se ci fossero dialoghi scritti da un professionista e non da un bambino di 9 anni
  • Se ci fossero tutti i colori (nel 99% delle scene domina il blu)
  • Se ci fosse qualche idea brillante nella sceneggiatura
  • Se ci fosse qualche idea in generale
  • Se ci fosse un regista capace come Takashi Miike o Shinya Tsukamoto al posto di Uekrongtham
  • Se fosse meno confuso
  • Se gli attori sapessero recitare

... La Bara sarebbe un capolavoro.
Ok, è una porcheria, ma una porcheria BLU, sia chiaro.

Voto personale: 2 1/2
Voto trashosità: 2
Voto splatterosità: 2 1/2