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mercoledì 20 luglio 2011

Eaters, di Luca Boni e Marco Ristori (Italia 2010)

Trama: In un mondo ormai sovraffollato di zombie e contraddistinto dall'infertilità delle donne, due cacciatori di non morti ed uno scienziato cercano di scovare un sistema per garantire continuità alla razza umana.



Anche se poco alla volta, gli horror made in Italy stanno tornando grazie agli sforzi di artisti più o meno noti come Ivan Zuccon, Federico Zampaglione, Lorenzo Bianchini e Gabriele Albanesi. In questa occasione scopriremo cosa ha da offrire Eaters, pellicola italiana ambientata in un mondo post-apocalittico pullulante di zombie diretta dagli sconosciuti Luca Boni e Marco Ristori. Ma solo esaminando la locandina, già veniamo accecati da un bagliore di ciofecosità rappresentato dalla seguente dicitura:

"Presented by Uwe Boll"

Mio Dio. Uwe Boll!
Poiché è la prima volta che questo temibile nome viene pronunciato su Stroncando l'Orrore, è bene aprire una piccola parentesi per presentare il signor Boll.

Il Peggior Regista Vivente?

Cosa hanno in comune House of the Dead, Alone in the Dark, Bloodrayne, Postal e Far Cry? Principalmente tre cose:

  1. Sono tutti film tratti da videogiochi
  2. Sono stati diretti da Uwe Boll
  3. Sono tutte ciofeche colossali!

Uwe Boll è un regista, sceneggiatore e produttore tedesco definito da molti come "il peggior regista vivente al mondo". Questo ex pugile promettente un giorno ha incassato un sinistro particolarmente potente e, da allora, si è messo in testa di voler intraprendere una carriera nel cinema. Dopo le prime porcherie mondiali, stranamente nessuna compagnia si è più offerta per sostenere i suoi progetti, ma Boll non si è perso d'animo e, investendo risorse sulla casa di produzione e distribuzione Boll KG da lui fondata, ha continuato a sfornare fetecchie cinematografiche alla faccia di tutti. Onde sfatare ogni dubbio, sappiate che dietro a ciascun suo titolo si celano somme interessanti, ragion per cui la scusa "mancanza di fondi decenti" non regge. In poche parole, Boll è un incompetente a 360 gradi.


Stanco delle continue pernacchie ricevute dalla critica mondiale, nel 2006 il buon Uwe ha letteralmente sfidato sul ring 5 stroncatori che lo hanno bollato come inetto, vincendo tutti gli incontri. Ma le disavventure non finiscono qui! Nel 2008 Boll ha dichiarato di essere disposto ad abbandonare la sua carriera di regista qualora una petizione apposita avesse raccolto un milione di firme. La risposta degli anti-fan è arrivata immediatamente e, nell'arco di una manciata di giorni, le firme erano già a quota 150000. L'eroico Boll si è così visto costretto a ritirare quanto affermato, cercando nel contempo di avviare invano una petizione a suo favore (dopo 3 anni, oggi la Long Live Uwe Boll conta approssimativamente 7600 firme) e sfidando il regista hollywoodiano Michael Bay (Transformers 1/2/3) in un match di boxe. Purtroppo il grande scontro non è ancora avvenuto e, sinceramente, molti sperano che Uwe sfidi Sylvester Stallone.


Boll ha comunque collezionato un paio di prestigiosi riconoscimenti. Grazie ai magnifici Tunnel Rats, In the Name of the King e Postal, nel 2009 vince ben due Razzie Awards: uno come peggior regista e l'altro per la peggior carriera cinematografica (definito come "la risposta tedesca ad Ed Wood").

Bene, le presentazioni sono finite, torniamo ad Eaters!

Infertilità? Neonazisti? Mario Biondi?

Va bene, onde ricevere garanzie di finanziamento e distribuzione, Eaters si è affidato a Boll. Questo non dovrebbe incidere affatto sulla qualità del film ma, non so, è come se Uwe fosse il re Mida delle ciofeche: tutto ciò che tocca diventa cacca. Ok, da dove iniziamo?

La storia di Eaters è ambientata in uno dei futuri post-apocalittici più pessimisti nella storia del cinema. La continuità della razza umana è minacciata dalla misteriosa ed improvvisa infertilità delle donne; come se non bastasse, un virus si è diffuso a macchia d'olio ed ha trasformato la stragrande maggioranza dell'umanità in zombie! Già che c'erano, gli sceneggiatori potevano aggiungere un supervillain intenzionato a distruggere il mondo, una meteora in procinto di spazzare via il Pianeta ed il giorno del Giudizio, ma chissà, magari sono idee messe da parte per un possibile sequel. Comunque, i protagonisti della storia sono due cacciatori di zombie residenti (se così si può dire) in una minuscola comunità di soli uomini composta da uno scienziato laureatosi grazie al CEPU, due nullafacenti rompiscatole dotati di un infantile e ridicolo senso dello humor, una guardia alla quale vengono dedicati ben 50 secondi di film ed un manipolo di zombie tenuto in gabbia. In breve, lo scienziato trascorre le giornate a studiare i non morti allo scopo di... un momento. Allora, c'è chi dice "trovare un antidoto al virus" e chi afferma "garantire continuità alla razza umana", ma l'ipotesi più probabile è "avere una scusa per non dover pulire latrine e seppellire cadaveri tutto il giorno". Un giorno, accortosi che le riserve di birra e di carta igienica stavano per finire, lo scienziato invia i due migliori cacciatori di zombie del gruppo - ovvero mister "stomaco debole" che vomita ogni 15 minuti ed il macho per eccellenza, un mix tra Mario Biondi e Leonida/Butler di 300 - a fare la spesa, pregandoli anche di seguire una piccola deviazione verso il mortale e lontanissimo Settore F per catturare qualche zombie fresco da studiare. I due disgraziati salgono così su una jeep e partono verso la loro mirabolante avventura incrociando lungo il percorso soggetti simpaticissimi, tra i quali un pittore pazzo ed un gruppo di truzzi neonazisti misogini.
Se siete arrivati fin qui nella lettura, avrete capito che la sceneggiatura non è certo il punto forte di Eaters.


Italia's Got Talent, ma Nascosto Bene!

Già nei primi due minuti di Eaters possiamo individuare con estrema facilità il primo evidentissimo difetto della pellicola, la recitazione. Gli attori sembra non vedano l'ora di pronunciare le proprie battute e, di conseguenza, danno vita a dei botta e risposta dai ritmi improbabili, senza nemmeno lasciare al cervello il tempo di recepire i messaggi e formulare le relative reazioni. Il 90% del cast, poi, spesso enfatizza le porzioni di frase sbagliate strappando il sorriso allo spettatore. C'è solo un problema, Eaters non è un film comico o parodistico!
La prova recitativa più dignitosa è quella offerta da Alex Lucchesi (il "Leonida Biondi" per intenderci), comunque troppo sopra le righe, anche se in parte la colpa è del personaggio stereotipato che deve impersonificare.

Altro difetto di Eaters è l'uso & abuso di flashback esplicativi utili in realtà solo a rallentare drasticamente il ritmo narrativo. Ci sono davvero troppi "salti nel passato" (in un'occasione vedremo persino un flashback in un sogno!), inseriti giusto per illustrarci concetti altrimenti riassumibili con un paio di dialoghi ben scritti.
Ah, già, i dialoghi! Quentin Tarantino sbiancherebbe letteralmente leggendo la quantità di volgarità gratuite inserita nelle battute di Eaters, davvero! Va bene, qualche termine sboccato può benissimo scappare, ma quando la media è 7 parolacce su 10 parole direi che... beh, che è troppo. Nemmeno l'anticristo sarebbe capace di usare un linguaggio del genere.

In un paio di occasioni, Eaters raggiunge picchi di alta trashosità grazie a sequenze ridicole, imbarazzanti e/o involontariamente divertenti. In particolare, c'è una scena che mi è entrata nel cuore, ma a parole non rende: una ragazzina di 20 Kg spara all'impazzata con una mitragliatrice, urlando come se fosse spaventata (emozione un po' fuori contesto in questo caso) e colpendo tutti i bersagli, dopodiché sembra crollare sfinita.
Per quanto riguarda invece gli effetti speciali, Eaters si mantiene sulla sufficienza, ma offre poco rispetto a quanto ci si aspetterebbe da uno zombie movie post-apocalittico. Non aspettatevi orde di zombie in quanto (probabilmente per questioni legate al budget) i non morti appariranno al massimo in gruppi da 6/7.

Concludendo

Eaters doveva essere uno di quei titoli in grado di risollevare l'horror made in Italy, ed invece si rivela una pellicola trash involontariamente divertente. Non senza ringraziare Luca Boni e Marco Ristori per averci provato (anzi, forza ragazzi, l'Italia ha bisogno di nuovi horror!), sento il dovere di consigliare questo film a chi ha intenzione di trascorrere una serata allegra con gli amici commentando ironicamente tutto ciò che appare sullo schermo.

Voto personale: 5
Voto trashosità: 7 1/2
Voto splatterosità: 6 1/2 (da uno zombie movie ci si aspetta di più)

martedì 12 luglio 2011

Zombie Survival Guide: i Non Morti

Di film horror sugli zombie ne esistono a tonnellate, certo, ma questo non significa necessariamente che sapremmo come reagire qualora scoppiasse veramente un'epidemia mortale capace di trasformarci tutti in cadaveri ambulanti, giusto? Ecco quindi una pratica guida di sopravvivenza (a puntate) che, se ben studiata, consentirà a ciascuno di voi di resistere prima, durante e dopo un assalto di morti viventi.
Sono sicuro che molti lettori non prenderanno molto sul serio questo tutorial, scioccamente accecati da convinzioni tipo "gli zombie non esistono" o "è tutta fantasia". Beh, cari i miei scetticoni e scetticone, pensate un attimo in che mondo viviamo. Batteri killer, pandemie, case farmaceutiche senza scrupoli, falsi vaccini, l'aviaria, la mucca pazza, il verme solitario, Luca Giurato... forse l'eventualità di contrarre un virus che ci uccida all'istante e ci riporti alla vita come spietate creature affamate di carne umana non è così campata in aria. Nel dubbio, studiate con attenzione questo manualetto e, se si presenterà l'occasione, riuscirete a cavarvela.


Lo Zombie Questo Sconosciuto
Prima di combattere il nemico bisogna conoscerlo, dico bene? Dunque, cos'è uno zombie? Trattasi principalmente di un essere munito delle seguenti caratteristiche:

  • Conoscenze linguistiche limitate a rutti e versi
  • Scarsa autostima
  • Scarsa igiene personale
  • Scarsa forma fisica
  • Colorito che spazia dal verde acqua al marrone tabacco
  • Costante senso di appetito
  • Debolezza fisica

Leggendo i punti elencati, qualcuno di voi si starà giustamente chiedendo "allora sono uno zombie?" o "quindi devo sopprimere il vicino di casa?". Non vi preoccupate, i morti viventi non sanno leggere, né resistere alla tentazione di addentare un bel braccio succulento.


Possiamo distinguere più tipi di zombie:

  • Classico: è indubbiamente il meno pericoloso. Gli zombie classici sono dei totali idioti e, caratteristica ancor più apprezzabile, sono vergognosamente lenti. Se vi trovate a 10 metri da uno zombie classico, potete schiacciare un sonnellino mentre questi barcolla verso di voi, cade, si rialza, ricade, perde una gamba, si trascina carponi ed abbandona, abbattuto, i propri intenti. Per ucciderli (sempre se non fanno da soli) basta colpirli con violenza alla testa.
  • Strategico: qui cominciamo a parlare di pericoli veri e propri. Lo zombie strategico altri non è che uno zombie classico contraddistinto da un barlume di intelligenza. Ha capito di non essere un maratoneta e, di conseguenza, studia ed applica piccoli schemi basilari, come nascondersi in silenzio dietro un angolo ed attendere che una qualche preda ignara passi di lì. La tattica compensa certamente la mancanza di "sprint", ma un essere umano mediamente intelligente e dotato della forza necessaria per sollevare una graffetta riesce quasi sempre ad avere la meglio. Anche in questo caso, con un colpo in testa ben assestato porrete fine alla misera esistenza di questi disgraziati verdognoli.
  • Da Branco: lo zombie da branco è la "naturale evoluzione di uno zombie strategico". Avendo trascorso quattro giorni nascosto sotto un'asse da stiro per niente e/o dopo aver constatato di non essere in grado di confrontarsi fisicamente con un essere umano, lo zombie strategico vagabonda fino a quando non incontra altri non morti nella sua stessa condizione. Vengono così fondati degli "zombie club", branchi di cadaveri ambulanti creati allo scopo di sopraffare le prede (del resto, l'unione fa la forza). Se ci sono leader carismatici, questi gruppi d'assalto possono essere composti anche da centinaia di membri che, civilmente, "spartiscono il bottino" ottenuto durante le scorribande.
  • New Generation: lo zombie new generation è un nemico davvero tosto. In sostanza, si tratta di uno zombie classico capace di percorrere 100 metri in 9 secondi e mezzo e, per qualche ragione poco chiara, è incredibilmente aggressivo. Esimi scienziati ipotizzano che lo zombie new generation sia il più intelligente della sua "specie", in quanto questo giustificherebbe la rabbia esternata come una "diretta ed ovvia conseguenza derivante da una presa di coscienza del proprio status", ovvero quello di cadavere brutto e puzzolente. Se vi trovate braccati da uno zombie new generation e non vi chiamate Carl Lewis, trovatevi un rifugio entro 6 secondi o finirete in qualche intestino putrido. Come i loro colleghi più tradizionali, questi non morti cadono come sacchi vuoti se colpiti con forza alla testa.


  • Super Zombie: un uomo crea la dinamite. Un altro, non soddisfatto, inventa la granata. Un altro ancora progetta e costruisce la mina antiuomo. Si passa così alla bomba ad orologeria, alla bomba atomica eccetera. Con gli zombie il discorso non cambia. Uno scienziato (generalmente militare) continua a sperimentare nuove soluzioni per trasformare lo zombie alfa tenuto in gabbia in qualcosa in grado di mettere seriamente in difficoltà i nemici del proprio Paese, dando però vita ad un mostro pronto a spiaccicare tutto ciò che gli si para davanti. Nasce così il super zombie, un non morto inarrestabile capace di radere al suolo una città da solo. Le caratteristiche dei super zombie non sono fisse in quanto, come detto, questi non morti vengono generati in seguito a vari e numerosi esperimenti scientifici, ma tra le più comuni abbiamo immunità ai proiettili, forza sovrumana, agilità e velocità fuori da comune, capacità di cacciare urla assordanti e via dicendo. Generalmente il super zombie ha un punto debole, il difficile sta nell'individuarlo prima di diventare una sottiletta umana. Nel 40% dei casi il fuoco funziona.

Si chiude così la prima parte della Zombie Survival Guide di Stroncando l'Orrore. La prossima settimana parleremo del contagio del virus (come avviene, perché e cosa fare onde evitare di contrarre la malattia). Non mancate!

sabato 9 luglio 2011

Survival of the Dead, di George Romero (USA/Canada 2009)

Trama: Un virus mortale capace di trasformare gli esseri umani in morti viventi si è ormai diffuso in tutto il mondo. A Plum Island, isola a largo della costa del Delaware, le influenti famiglie O'Flynn e Muldoon hanno intenzione di affrontare il problema in modo differente: Patrick O'Flynn vuole eliminare gli zombie, mentre Seamus Muldoon preferisce tenere gli infetti incatenati in attesa di una cura. Nel frattempo negli USA, un gruppo di guardie nazionali continua a vagabondare in cerca di un luogo sicuro...



Ed eccoci qui a parlare di Survival of the Dead (noto in Italia anche con il sottotitolo L'Isola dei Sopravvissuti), il sesto film componente la "saga dei morti viventi" firmata da George Romero. Anche se non direttamente, si tratta del sequel del già tristemente stroncato Diary of the Dead. Giorgino avrà ritrovato la retta via? Rispondo con un appello.

Romero, fermati!

Survival Of The Dead è semplicemente brutto. Terribile. Atroce. Giuro, arrivare ai titoli di coda è un'agonia: se guardato a cervello spento addormenta, se ci si mette impegno è peggio! E giusto per chiarire il livello di questo sgaborto cinematografico, uhm... direi che raggiunge tranquillamente la ciofecosità di Day of the Dead 2: Contagium (non ne ho ancora parlato? rimedierò, rimedierò). E forse lo supera!
Direte "ma davvero è così osceno"?
Andiamo per gradi.

L'unica considerazione intelligente e degna di nota in tutto Survival of the Dead è il concetto "raggiungiamo un'isola per evitare il contagio e gli zombie". Come invece si arriva sull'isola, cosa accade prima e dopo lo sbarco, i "coooolpi di scena", le interazioni tra i personaggi... un completo disastro. Non so come abbia fatto lo sceneggiatore a far sì che la produzione accettasse uno script così piatto, prevedibile, noioso e ridicolo, ma sono sicuro che, dopo i giudizi professionali e non di recensori e spettatori, faticherà a trovare un nuovo ingaggio. Descrivo la storia.

Quattro militari (sì, protagonisti militari. Avete mai visto un militare in uno zombie movie?) vagabondano per gli States in cerca del classico "rifugio sicuro dal contagio e dagli zombie", sciacallando il più possibile sui morti e sui vivi. A loro si unisce presto, in quasi totale casualità, un giovanotto intrepido praticamente inutile ai fini della trama. Nel frattempo, sull'isola dove si svolgerà buona parte della pellicola, i capi di due famiglie rivali hanno intenzione di trattare i contagiati in modo diverso: uno vorrebbe lasciarli "vivi" ed incatenati, mentre l'altro preferirebbe ficcare qualche proiettile nelle loro zucche. Per via delle sue idee banaaali, il secondo viene bandito dall'isola assieme ad un gruppo di fedeli seguaci.
Ci siamo fino a qui? Ora partiamo con i twist e le vaccate! Respiro profondo e... via!
Il capofamiglia espulso dall'isola diffonde via internet (ok, nonostante la catastrofica pandemia, le centrali elettriche sono ancora attive, così come l'intero web... mah!) un messaggio di speranza, invitando chiunque sia sopravvissuto al contagio a raggiungerlo. I militari lo colgono e si recano a destinazione, scoprendo così che, in realtà, è tutta una trappola per spillare soldi e beni in cambio di una barca (pure qui, cosa se ne faranno dei soldi in un mondo praticamente collassato? Altro mistero...). Dopo un frenetico e noioso spara-spara senza senso, i militari ed il capofamiglia espulso si recano verso l'isola saltellando a braccetto. Mi fermo qui perché, davvero, tutto ciò che segue è noioso persino da leggere (e c'è ancora taaaaaanto da raccontare!).

Survival of the Dead è stracolmo di cliché. Avete presente la scena classica dove tizio armato A punta un'arma contro tizio armato B e, dopo che A ha fatto fuoco, si scopre che ha salvato la cotica di B uccidendo il cattivo che, silenziosamente, gli stava strisciando dietro? Bene, in Survival Of The Dead compare così tante volte che ho perso il conto a metà film ! Ma non preoccupatevi, non è l'unica scena destinata a ripetersi all'infinito. Ecco, ora potete cominciare a preoccuparvi !

La caratterizzazione dei personaggi di Survival of the Dead è unica. Letteralmente. UNICA!
  • Soldato A: macho, odioso, grilletto facile, mira infallibile
  • Soldato B: macho, odioso, grilletto facile, mira infallibile
  • Soldato C: macho, odioso, grilletto facile, mira infallibile
  • Soldato donna: macho (è omosessuale), odiosa, grilletto facile, mira infallibile
  • Ragazzino sbucato fuori dal nulla: macho, odioso, grilletto facile, mira infallibile (peggio dei militari... ma dove andava a scuola ?)
  • Vecchio emarginato: macho e furbacchione, odioso, grilletto facile, mira infallibile
  • Cavallo di passaggio: macho, odioso, grilletto facile, mira infallibile
Chiaro ora? UNICA !
Per definire il profilo di tutti i personaggi è stato sfruttato un solo stereotipo, nemmeno il mondo fosse popolato solo da gente così. Stando a quanto afferma Romero, se un giorno un virus letale cominciasse a devastare l'umanità trasformando i morti in zombie, riuscirete a sopravvivere solo se sarete dei macho (mi spiace per le donne), insopportabili, particolarmente nervosi e campioni di tiro a segno!


Il livello di recitazione generale in Survival of the Dead è terribile ma, del resto, con premesse del genere... è come assistere ad una gara a chi è più "machoso". Beh, non ci sono vincitori!
Anche gli zombie sono pessimi e, in molte sequenze, sembra che vogliano crepare il prima possibile. Persino le cadute dovute ai colpi di arma da fuoco "spernacchiano" le comuni leggi della fisica, così come le reazioni dei protagonisti a particolari eventi sono reali quanto le monete da 4€.

Survival Of The Dead è spazzatura allo stato puro, anche gli amanti del trash più inguardabile percepiranno quella sensazione di "tempo sprecato" a fine film.
Non so cosa sia successo a George Romero, ma spero che questa porcheria cinematografica sia l'ultima che porterà il suo nome. Davvero, se continua così, sarebbe meglio per lui salvare la faccia ritirandosi dal mondo del cinema.
Voto personale: 2 1/2
Voto trashosità: 7 (comunque noioso)

Ehi, un attimo! Survival of the Dead è uno zombie movie, giusto? E lo splatter?
Rispondo solo con un numero.
Voto splatterosità: 2 1/2 (per uno zombie movie, pochi effetti speciali e fatti pure maluccio)

mercoledì 6 luglio 2011

Diary Of The Dead, di George Romero (USA 2007)

Trama: Durante la produzione di un film horror semiamatoriale in un bosco, alcuni studenti vengono allertati da un messaggio governativo diffuso via radio: i morti tornano in vita ed aggrediscono le persone! Il "documentario" è stato girato da uno dei ragazzi con una videocamera.



Ed eccoci qui a parlare di Diary of the Dead, un altro horror mockumentary/found footage che si aggiunge alla lista composta da titoli come The Blair Witch Project, REC, Quarantena e Cloverfield. Ma questa volta c'è un elemento capace sin da subito di attirare l'attenzione degli appassionati: il nome del regista! Lo avete letto nel titolo del post? Sì, proprio lui, il grande George Romero, l'autore di leggende come La Notte Dei Morti Viventi, Zombi e Creepshow!
Vediamo come se l'è cavata Giorgino, allora!

Diary of The Dead apre con una specie di prologo/spiegazione. Una ragazza (una dei protagonisti) spiega di aver montato alcune riprese effettuate da lei e da alcuni suoi amici durante la loro orribile disavventura, il tutto solo per svelare ai sopravvissuti a quello che potremmo definire un "olocausto zombie" su scala mondiale i retroscena di quanto è successo. Che ci crediate o no, già dalle prime battute possiamo storcere il naso! La ragazza dice di aver inserito nel reperto video dei brani in sottofondo... eh? Ma dico, è uno scherzo? Nemmeno nelle riprese di una marcia funebre qualcuno si azzarderebbe a rendere lo "spettacolo" più "digeribile" aggiungendo delle canzoni! Vi immaginate il video di un funerale con Master of Puppets dei Metallica? Vabbè, lasciamo stare.
Parte così il collage di filmati.
Un gruppo di ragazzi (nooooo, un teen horror) sta girando in piena notte la scena di un cortometraggio horror a scopo scolastico. Notizia alla radio: i morti camminano e sono cattivi! Panico generale e... ha inizio la fuga verso l'ignoto!

Diary Of The Dead è un completo disastro!
La storia è praticamente un agglomerato di clichè e di copia & incolla presi da altri film di genere zombie/catastrofe (romeriani e non). Fate un pò i conti: nel paiolo abbiamo dei fuggiaschi in cerca di un rifugio, dei militari, un governo "insabbiatore", un ospedale, una villa gigantesca e così via. Persino le situazioni che si ritroveranno ad affrontare i protagonisti mancano di originalità!
Ma non è finita qui! Romero ha forzatamente inserito un paio di elementi poco affini al genere: uno slang giovanile ed americano (dialoghi inutilmente volgari e, per la maggior parte, evitabilissimi) e l'onnipresenza di icone della tecnologia moderna (cellulari a parte avremo internet, portatili, videocamere...)!
Il risultato? Molti spezzoni sprecati ed inconcludenti!

Come detto poco fa, i dialoghi di Diary of the Dead ostentano un linguaggio sboccato (io l'ho visto in lingua inglese, e vi assicuro che non viene pronunciata una singola frase senza la celebre "F word", da "what the F. is that?" a "i don't know a F." e via dicendo) e, comunque, inconcludente. È impossibile creare un'atmosfera di tensione quando, ogni 10 secondi, c'è qualche fesso che deve gridare al mondo quello che pensa, dico bene?

Il livello di recitazione in questa sozzeria romeriana non raggiunge assolutamente la sufficienza. Gli attori sono poco convincenti, commettono troppe stupidaggini e trasmettono emozioni sbagliate e fuori contesto! Davanti a scene splatter appaiono tranquilli e rilassati (come se fossero ad una fiera di paese), mentre durante le pause contraddistinte da calma piatta possiamo scorgere qualcuno in piena crisi. Un po' come se, mentre preparate la colazione, iniziate a piangere ed a tremare perché "un giorno dovrete morire". Non è proprio realistico, vero?
A questo punto era intuibile, comunque lo sottolineo ugualmente: non esiste una caratterizzazione dei personaggi. Sono solo occhi, orecchie e (soprattutto) bocche incontrollate nel bel mezzo di una pandemia catastrofica. Insomma, è impossibile affezionarsi ad essi e, in numerose situazioni, ci ritroviamo a pregare affinché lo zombie di turno li massacri tutti a morsi. Lo scopo ultimo di Romero forse era quello di lasciare maggior spazio alla storia ed all'ambientazione, ma non si può dire che ci sia riuscito giacché avremo sempre questa inutile gentaglia davanti alla telecamera! Ma non dei semplici sconosciuti, bensì dei perfetti idioti! Voi come giudichereste un ragazzo che, in pieno assalto zombie, preferisce documentare tutto sulla videocamera invece di inseguire i compagni verso una stanza di "salvezza provvisoria"? L'ho detto, perfetti IDIOTI.



Gli effetti speciali di Diary of the Dead sono realizzati abbastanza bene, ma stranamente non siamo a livelli altissimi di splatter. Tanti zombie, qualche frattaglia umana e zero originalità.

Il finale (se così si può chiamare) del film bacchetta lo spettatore evidenziando morali scontatissime (la tecnologia è cattiva, il governo è cattivo, la società è cattiva, l'uomo è un animale e via dicendo) ma, giunti a quel punto, non era possibile aspettarsi di più.

Più che le cronache dei morti, immagino quelle annotate da Romero sul suo diario privato "Oggi ho toppato alla grande, ma sono Romero e la gente guarderà il mio film". Questo è accaduto perché il regista ha cercato di mettersi al passo con i tempi... ma per quale stramaledetta ragione? Perché i grandi geni come George Romero e Dario Argento vogliono cambiare stile a tutti i costi? I loro vecchi film sono senza tempo, dannazione! Tornate ad essere quelli di una volta!
Non consiglierei di guardare Diary Of The Dead se non per assistere al fallimento di un grande regista.
Voto personale: 4 1/2
Voto trashosità:5
Voto splatterosità: 6

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