giovedì 4 agosto 2011

In The Market, di Lorenzo Lombardi (Italia 2009)



Trama: Tre ragazzi diretti verso un concerto vengono rapinati presso un distributore di benzina. Lungo la strada, decidono di nascondersi all'interno di un supermercato per poter baldoreggiare dopo la chiusura dell'esercizio, ignari dell'oscuro segreto del proprietario...



Quando ancora scrivevo articoli di cinema per conto di un altro sito, ricordo che mostrai un certo interesse per questo In The Market. Un horror ITALIANO realizzato da giovani mossi da PASSIONE che coinvolge il maestro degli effetti speciali sanguinolenti Sergio Stivaletti? Questo sì che potrebbe segnare una svolta decisiva al cinema made in Italy, finalmente. O almeno, questo è ciò che pensavo prima di vedere il seguente trailer.


Certo, non mi aspettavo un titolo in lizza per la notte degli Oscar ma, per ragioni legate alle prime delusioni a freddo, smisi di seguire il progetto.
Dopo due anni di produzione, In The Market è uscito, un po' in sordina, in qualche sala nazionale. Decido così di dare una possibilità alla "risposta italiana di Hostel e Saw" (caspita, che pubblicità prepotente) e... Wow! Just wow! È stato amore a prima vista. Solo una piccola precisazione: In The Market non è la risposta italiana a Saw ed Hostel, solo un altro (involontario) trashone nazionale meritevole di un posto al fianco di filmoni come Il Bosco Fuori di Albanesi e La Tomba di Mattei. Sapete di cosa sto parlando, vero? Se scegliete di guardare questa pellicola, preparatevi a slogare le mascelle a suon di risate!

Vengo in Pace

Prima di stroncare In The Market, volevo aprire una breve parentesi. Con questa pseudorecensione non voglio assolutamente sminuire il duro lavoro della giovane squadra legata alla produzione di questo film, anzi, la ringrazio per l'enorme sforzo compiuto (realizzare un horror in Italia oggi non è certo un'impresa facile, soprattutto per chi è alle prime armi) e spero che in futuro sforni nuovi progetti horror, sempre più numerosi e qualitativamente superiori. Questo però non mi proibisce di mettere a paragone In The Market con altre pellicole più prestigiose sottolineandone i difetti e via dicendo. Bene, basta fare i buoni, è ora di bastonare!

Il Viaggio Disastroso di un Film Disastroso (Spoiler Edition)

In The Market
si svolge in... un momento, dove cacchio si svolge? Nemmeno ho iniziato a descrivere la storia che già incontro un difetto! Va bene, non è un dettaglio così rilevante, però è strano seguire personaggi con nomi americani mentre viaggiano su una jeep targata Texas e ritrovarsi, durante la visione, di fronte a marche, etichette ed altri dettagli che rimandano continuamente alla nostra "bella" Italia. Per sorvolare sulla questione, diciamo che il film è ambientato in un'Italia futuristica inglobata politicamente dagli Stati Uniti e non se ne parla più.
Protagonisti della pellicola sono tre giovini, David, Sarah e Nicole, studenti in fuga dal tram tram quotidiano diretti verso un concerto, unica tappa prevista di una vacanza senza meta. Fin dai primi istanti, lo spettatore individuerà insistenti richiami e citazioni al cinema di Quentin Tarantino. Oltre ad un benzinaio impegnato ad ingozzarsi di patatine mentre guarda le ultime sequenze di Grindhouse - A Prova di Morte, infatti, ci sorbiremo lunghi dialoghi in auto sostenuti dai tre ragazzi. Il problema è che Lorenzo Lombardi NON È Tarantino e, ad evidenziare questa differenza abissale, sono i fiacchi contenuti delle chiacchiere comprendenti professoresse di storia incompetenti, uova relazionate alla personalità e titoli di film buttati a casaccio. A peggiorare il tutto ci si mettono anche le non qualità degli attori ed il loro livello amatoriale di recitazione. Capisco, sono alle prime armi, ma io stesso sarei stato capace di interpretare un David più credibile e realistico, e le mie esperienze nel campo si limitano ad una recita dell'asilo nella quale, in un Presepe vivente, impersonificavo l'asinello. Vabbé, lasciamo perdere.
Dopo vari blablabla ed una specie di prova di coraggio/scherzo, il trio sosta presso un distributore di benzina per fare il pieno. Qui le due ragazze si fanno abbindolare dalla chiromante meno credibile della storia e dalle sue previsioni riguardanti "pericoli, uomini malvagi su cavalli neri, apocalisse e morte" (e ti pareva). A spezzare questo malinconico momento trash, ecco che due improbabili rapinatori mettono in atto una rapina ancor più trash, privando i protagonisti ed il locale di denaro, preziosi e telefoni. Non voglio soffermarmi troppo sulle battute dei malviventi (anche se la scena nella quale un criminale grida al proprietario del distributore "siamo alle poste? Eh? Siamo alle poste qui?" per mettergli fretta non ha prezzo), né sulle loro maschere (oddio, perché proprio Minnie?).

Bene, sospendiamo la telecronaca di In The Market per una pausa di riflessione. Siete in un distributore disperso nel nulla e siete stati appena rapinati; il locale non dispone più di un telefono perché il rapinatore lo ha portato con sé. Cosa fate? Non so voi, ma io attenderei l'arrivo di un nuovo cliente nella speranza che questi disponga di un cellulare, quindi chiamerei le forze dell'ordine, racconterei alla mia famiglia cosa è appena successo eccetera eccetera. Secondo voi sono uno squilibrato, un deficiente, un matto da legare? No, perché questa mi è sembrata la soluzione più logica e, nonostante ciò, non è nemmeno passata pe la testa di uno dei protagonisti del film. Già, torniamo a In The Market.

I protagonisti salgono avviliti sulla jeep e ripartono, commentando quanto è appena successo. Si fermano quindi in uno spiazzo, tentano di utilizzare una cabina telefonica (altra trashata: compongono il 911 in una cabina della Telecom) e, dopo aver constatato che non funziona (è ufficiale, siamo in Italia), decidono di raggiungere un supermercato vicino segnalato da un'insegna. Per qualche strana ragione, tutti i personaggi del film sostituiranno le parole "supermercato", "spaccio" e "negozio" con "market". "Andiamo a questo market", "cerchiamo nel market", "benvenuti nel mio market"... mah!

Siamo agli spoiler di non ritorno. In The Market è, nel suo piccolo, una (involontaria) perla trash capace di sollevare risate sguaiate tra amici, ragion per cui quello che farò non è "rovinarvi qualche sorpresa", bensì "anticiparvi alcune scene divertenti". Detto questo, scegliete se proseguire nella lettura, interromperla per poter gustare al meglio le sequenze involontariamente comiche del film o se mandarmi a quel paese. Il regista, gli attori e chiunque abbia partecipato alla realizzazione della pellicola non possono scegliere la terza opzione.

Brividi e Risate nel Market (Super Spoiler Edition)

Avete così deciso di scoprire in anticipo cosa accadrà, nevvero?
In The Market finalmente "apparecchia la tavola" per le scene di orrore (non ne abbiamo contate molte fino ad ora). I tre ragazzi raggiungono il superm... pardon, il market per utilizzare un telefono funzionante ed avvertire le autorità di quanto è successo al distributore. Beh, questa era l'intenzione iniziale, a dire il vero. Una volta entrate in quello che sembra un normalissimo discount pieno di cibi, bevande ed armi batteriologiche, le due ragazze lasciano David da solo per andare in bagno. Il giovane traffica tra le bottiglie di liquori e, improvvisamente, viene colto da un'idea idiota: nascondersi fino a quando il market non chiude, quindi uscire mangiando e bevendo gratis, rinascondersi prima della riapertura e mescolarsi con i clienti per darsela a gambe.
Sei appena stato rapinato e progetti bravate come queste? Non esprimo la mia opinione al riguardo onde evitare di elencare volgarità assortite...
David illustra a Sarah e Nicole il suo piano diabolico. Le due ragazze, affascinate dalla genialità della proposta, accettano. Lo spettatore prega affinché ai tre personaggi spetti una morte lenta e dolorosa.
I protagonisti si nascondono nel bagno delle donne, quindi segue una delle scene più stravaganti dell'intero film. Una spiritatissima signora delle pulizie ripone gli strumenti di lavoro nella toilette e, con mano tremante, si appresta a girare la maniglia della porta dietro la quale si celano i tre fessi. Attimi di tensione scanditi da un brano di sottofondo a tema e, senza alcuna ragione apparente, la donna ritrae a sé la mano, si posiziona davanti allo specchio, si sistema due dei 4 milioni di capelli fuori posto e se ne va. Che cacchio è successo? La signora doveva andare in bagno ed ha cambiato idea? In genere, quando scappa scappa, dunque perché la megera ha esitato? Bah, andiamo avanti.


Il market (non mi abituerò mai a chiamarlo così) chiude i battenti. I ragazzi escono allo scoperto, gironzolano tra i vari articoli in vendita (ah, la moneta ricorrente per tutto il film è l'Euro) ed organizzano una specie di bivacco tra due reparti. Dopo aver mangiato e bevuto come dei dannati, i tre riprendono a chiacchierare del più e del meno. Nicole racconta ai due una storia di paura, ovvero una leggenda metropolitana vecchia e stravecchia inserita persino come episodio in Campfire Tales - Racconti del Terrore del 1997 (anche se con risvolti leggermente diversi), e spaventa ridicolmente i suoi due amici. Per loro (e nostra) fortuna, l'atmosfera si spezza quando un macellaio entra nel market dal retro ed inizia a tagliare della carne in uno stanzino adiacente ai vari reparti. I protagonisti POTREBBERO decidere di accelerare i tempi del "piano" tornando a nascondersi nel bagno delle donne, ed invece devono inutilmente complicarsi la vita: David propone di fuggire silenziosamente utilizzando il misterioso ingresso impiegato dal macellaio per entrare. Come al solito, le due ragazze sono d'accordo e lo spettatore ancor più desideroso di osservare la loro fine.
I tre si avvicinano quatti quatti al misterioso uomo e, con disgusto e sorpresa, scoprono che la carne macellata è umana. Il macellaio alza lo sguardo sorridendo e dà il via ad un insipido nascondino, al termine del quale scova e seda i tre giovani fessacchiotti (non è certo un'impresa). Conosciamo così Adam, un pazzo scatenato con diversi disturbi psicologici appassionato di chiacchiere, poesia ed Internet. Nonostante il suo lunghissimo monologo, non è ben chiaro se uccide, macella e vende esseri umani per questioni economiche o perché è matto come un cavallo. Quello però che possiamo affermare con certezza è che Adam non è tanto furbo quanto colto; è risaputo che un cuore umano al mercato nero vale decisamente di più di un cuore umano al reparto "carni e salumi", giusto? Vabbé, tanto è uno psicopatico, chissene.




Da Scossone dell'Horror Italiano ad Involontaria Perla del Trash

Della terza parte di In The Market non vi rivelerò nulla, poiché incontreremo i due unici punti forti del film, ovvero i grandiosi effetti splatter del maestro Stivaletti (a dir la verità, pochi ma buoni) e la recitazione di Ottaviano Blitch, un capace attore italiano (che ho personalmente apprezzato in L'Ombra di Federico Zampaglione) in questo caso penalizzato da un personaggio dotato di un profilo un po' "sopra le righe". Che significa? Semplicemente che gli sceneggiatori hanno esagerato nell'elencare le particolarità di Adam: colto, psicolabile, schizofrenico, sociopatico, sadico, lunatico... troppe, troppe caratteristiche per un solo uomo! Per questo la prova di Blitch, seppur decente (anni luce avanti rispetto a quella di molti altri attori nel film), non è priva di sbavature e, spesso, fa sorridere lo spettatore ormai contagiato dalla trashosità di In The Market.

Abbiamo finito di elencare i pregi? Bene, via ai difetti allora! Poiché la stoncatura si sta prolungando un tantino più del previsto, ricorrerò al collaudato e funzionalissimo espediente noto nelle comunità scientifiche di tutto il mondo come "elenco".

  • Lo so, l'ho detto, l'ho sottolineato in più occasioni, ma ribadisco nuovamente: la recitazione è straziante.
  • Dialoghi mal scritti composti da citazioni letterarie, fatti di cronaca, film, articoli scientifici e botte&risposte innaturali.
  • La pubblicità. Insomma, un team alle prime armi non dovrebbe spacciare il proprio lavoro indipendente come "la risposta italiana a Hostel e Saw", soprattutto quando con questi due film ha ben poco da spartire.
  • La mancanza di carisma dei protagonisti. Non bastano certo due bellezze made in Italy per far sì che lo spettatore tifi per loro, soprattutto quando sembra facciano di tutto per cacciarsi nei guai. Negli horror non sempre i personaggi principali devono apparire simpatici o accattivanti, ma il discorso cambia se in un film lo spettatore DEVE seguire le loro peripezie per 90 minuti.
  • La storia; il percorso impiegato per raggiungere i momenti di terrore presenti nell'ultimo terzo di In The Market è tortuoso e forzatissimo. Tre ragazzi in viaggio si imbattono in un serial killer ma, prima di incontrarlo, si lanciano sfide, si fanno leggere le carte, si fanno rapinare, picchiano una cabina telefonica, si aqquattano in un bagno e razziano un supermercato. Già che c'erano potevano conquistare Saturno, aiutare Napoleone a scappare da Waterloo e ballare il boogie woogie con l'orso Baloo.
  • Non è ben chiaro dove sia ambientato In The Market. USA o Italia? In entrambe le eventualità possiamo elencare una miriade di contraddizioni... mah!
  • In una delle ultime inquadrature del film è possibile osservare come dietro al negozio ci sia un intero paesino: possibile che i protagonisti non se ne siano accorti? Invece di cercare un telefono, non era meglio raggiungere la stazione di polizia/caserma dei carabinieri/batcaverna locale e denunciare la rapina? Questo porta a pensare che, tacitamente, i tre ragazzi erano intenzionati fin dall'inizio a razziare un supermercato.



Basta così, non voglio accanirmi su In The Market più del necessario. Lo sforzo condotto da Lombardi e compagnia è da applauso, mentre il film in sé è una trashata fenomenale.

Voto personale: 3 1/2
Voto trashosità: 8 1/2
Voto splatterosità: 7-

12 commenti:

  1. Non penso di aver mai visto trailer più brutto. La recitazione che fa pena lo si capisce anche dalle prime battute dello spot, la parte della indovina poi sembra RIDICOLA. PS: Complimenti per il blog

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  2. Grazie per i complimenti :). "Non penso di aver mai visto trailer più brutto"... credimi, VORREI POTER DIRE la stessa cosa :D

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  3. Ah Ah Ah! Che mi prenda un colpo se quello non è il Conad di San Giustino!!!! Sono indeciso se è meglio questo film o Alex l'ariete!!!!!

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  4. Alex l'Ariete non si batte :D!
    Sì, il market del film è un Conad (lo si può leggere di sfuggita nel film, avevano dimenticato di ometterlo così come il sottoscritto di riportare anche questa trashata).
    Credetemi, vorrei postare nuovi articoli più assiduamente, ma causa vendemmia, stanchezza, mancanza di tempo e dolori dovuti al raddrizzamento di un corpo rimasto seduto da troppo tempo, vi chiedo di avere pazienza :).

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    1. Bella&giusta stroncatura! Comunque vorrei segnalare un'altra cosa a mio avviso molto trash: prima che quel coglione di David (scusate se sono rude, ma l'ho odiato immensamente) compaia in scena dicendo le sue prime cazzate, si vede la mano di una delle protagoniste che cambia stazione radio; ecco, appunto, cambia stazione, non scorre le tracce di un cd, come si vede chiaramente nell'inquadratura! Mi si potrebbe obbiettare che sono piccolezze da cagacazzo, ma io dico: ok se uno si dimentica una bottiglietta di plastica che si intravede a malapena in un angoletto di inquadratura di un film ambientato nell'antica Roma; ma se mi fai il dettaglio dell'autoradio, che quindi copre tutta l'inquadratura, cerca almeno di stare attento a cosa cazzo si vede nel display!! Cura del dettaglio zero! Terribile, terribile!

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  5. Tranquillo! Anzi....vendemmia , vendemmia, che il vino fa buon sangue!!!! Complimenti per il tuo Blog, veramente ben fatto e spassosissimo! Cmq riguardo il post precedente, proporrei un sondaggio per decidere quale di questi film è il peggiore: Alex l'Ariete (hai già espresso il tuo parere!) e a seguire Vita Smeralda, Troppo Belli e il summenzionato In The Market (Che tra l'altro, grammaticalmente ,in inglese credo che sia pure sbagliato!Oddio, è una frase che nessun anglofono userebbe....tradotta con google!)

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  6. A parte qualche (futura) eccezione, tratto principalmente di film horror, quindi un sondaggio con Alex l'Ariete, Vita Smeralda, Troppo Belli ed altre eventuali inguardabili ciofecosità non horror (aggiungerei, ad esempio, Parentesi Tonde) è poco affine al blog :). In compenso, sulla sinistra c'è già un sondaggio del genere con film che, al confronto, In The Market è un capolavoro. Mai visto Manos The Hands of Fate o La Croce Dalle Sette Pietre? Eheheh...

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  7. Eh Eh Eh !!! Punti di vista... sono andato a guardarmi i vari spezzoni di Parentesi Tonde e, ti giuro, stanotte ho fatto fatica a prender sonno. Se non è orrore questo!!!!! Quello del Lupo mannaro contro la camorra è FENOMENALE!!!! Certa gente dovrebbe girare per strada con un sacchetto di carta in testa per la vergogna!!!!

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  8. beh ragazzi ho finito di scaricarlo oggi nn l ho ancora visto...........e non so se l ho farò dopo l ottima stroncatura...

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  9. @Anonimo
    (adesso sembrerà che me la canto e me la suono :D) sai, un mio amico giusto una settimana fa mi fece un complimento per le stroncature dicendo "Il procedimento giusto non è guardare prima il film per poi leggere le tue (pseudo)recensioni, ma il contrario. Ti diverti di più". Insomma, poiché sai già a grandi linee come si presenta In The Market è difficile che il film ti deluda (non puoi certamente mantenere alte le tue aspettative), quindi buttati pure nella visione per FARTI QUATTRO RISATE con questa nuova pietra miliare del "so bad it's so good" ;)

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  10. Prima di tutto ti voglio fare i complimenti: mi fai ridere e per una che in genere non ride con film comici,detesta zelig e si annoia con quasi tutto quello che vuole essere divertente è il massimo. Ci riuscivano anche Disegni e Caviglia quando facevano le parodie dei film su ciak anni e anni fa. Tornando al film, mi spiace di averlo cancellato dopo aver visto i primi e gli ultimi 10 minuti, rivederlo ora sarebbe stato uno spasso! Forse il tuo amico ha ragione, leggerti prima e guardare poi...
    Ciao

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    1. I casi sono due: o sono bravo io a far ridere, o abbiamo un pessimo senso dell'umorismo :D. Scherzi a parte, grazie mille delle belle parole e... recupera In The Market!!! In Italia sono uscite (ed escono tutt'ora) taaante ciofeche, ma raramente sono così... così... così! :)

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